Beni Culturali Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico per il Polo Museale della città di Roma

Sala 1 - Veneto

PV.sala 1

PV.902.Giorgione.Doppio ritratto

La componente iconografica di matrice bizantina e la vivace vena narrativa costituiscono i due elementi che caratterizzano la pittura veneziana del ‘300, con cui si apre la pinacoteca del museo. Di tale tendenza è frutto il Dittico con la Vergine e il Bambino e santi attribuito all'anonimo Maestro del dittico Sterbini che da esso prende il nome. La presenza di San Ludovico, canonizzato nel 13I7, costituisce un sicuro post quem per l'opera attribuita all'anonimo artista. L'accentuato bizantinismo, in particolare delle piccole figure di santi che sono alla sinistra del dittico, si ricollega alla tradizione bizantina di tipo miniaturistico, cui si aggiunge una componente senese, specialmente nelle figure del San Francesco inginocchiato,  del San Ludovico e della Vergine.

Con Paolo Veneziano la pittura trecentesca veneziana acquisisce un ruolo di primo piano come protagonista del nuovo linguaggio gotico nel territorio padano. Nel corso del secondo decennio del ‘300 Paolo rinnova le vecchie tipologie bizantine alla luce del linguaggio giottesco. E' in questa linea che si colloca la lunetta con Coro di angeli, parte superiore di una tavola, probabilmente elemento centrale di una pala d'altare raffigurante un'Incoronazione della Vergine.Veneziano a tutti gli effetti può ritenersi Giovanni da Bologna, documentato a Venezia dal 1377 al 1389, cui si può ascrivere la piccola tavola con la Madonna e il Bambino.

Il Quattrocento è rappresentato, tra gli altri, dal frammento d'affresco raffigurante una Testa di donna, attribuito a Pisanello e che parte della critica associa alla perduta decorazione per San Giovanni in Laterano distrutta dai lavori di Borromini per il Giubileo del 1650.

L'inizio del secolo successivo è infine testimoniato dalla tavola con Cristo e l'adultera di Niccolò de' Barbari, forse fratello del più celebre Jacopo, ma soprattutto dal Doppio Ritratto di Giorgione, caratterizzato da accenti malinconici e dalla presenza del melangolo, l'arancia selvatica che per il suo sapore aspro e insieme dolce nel Rinascimento veniva annoverato fra gli attributi di Venere, con allusione alle pene e alle gioie d'amore. 

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pagina creata il 13/11/2008, ultima modifica 15/04/2015