Beni Culturali Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico per il Polo Museale della città di Roma

Sala 3 - Lazio, Umbria, Marche

PV.sala 3

PV.10203.Maestro di S.Chiara.Crocifisso

La pittura romana di fine Duecento è testimoniata da due importanti opere, la prima delle quali è la tavola frammentaria con la Testa di Redentore, legata alla cultura cavalliniana allo scadere del secolo. Essa doveva probabilmente costituire la parte superiore di una croce o di una Maiestas Domini, tema largamente diffuso nella pittura di ambito laziale nel Duecento. La grande Croce dipinta eseguita sul finire del XIII secolo per Santa Maria in Aracoeli, venne trasferita intorno alla metà del Quattrocento nella chiesa di San Tommaso dei Cenci. Completamente coperta da ridipinture, l'opera dopo il restauro ha rivelato una cultura figurativa romano-assisiate dell'ultimo decennio del Duecento.

L'altra monumentale Croce della sala, realizzata entro il secondo decennio del ‘300, viene invece assegnata ad uno degli artisti gravitanti nella bottega assisiate di Giotto: il cosiddetto Maestro Espressionista di Santa Chiara, impegnato come collaboratore nell'esecuzione delle ultime storie del ciclo francescano della basilica Superiore di San Francesco e a cui è stata attribuita anche la decorazione frammentaria del transetto destro della chiesa di Santa Chiara ad Assisi.

Ancor poco indagata la personalità del pittore Maestro di Staffolo, formatosi sui modelli di Gentile da Fabriano, di Lorenzo Salimbeni e di Pietro di Domenico da Montepulciano, al quale viene assegnata la Madonna della Misericordia. L'opera è una tavola processionale che segue una tipologia molto diffusa in area marchigiana.

L'iconografia si riferisce ad una epidemia di peste - simboleggiata dagli strali di Dio Padre nella cuspide - alla fine della quale sarebbe stata organizzata la processione che fa da sfondo alla committenza stessa del dipinto.

Sul verso appaiono, davanti ad una città cinta da mura identificata con Fabriano, i SS. Giovanni Battista e Sebastiano, rispettivamente patrono della città e protettore contro la peste. Nella cuspide la Resurrezione di Cristo simboleggia il ritorno alla vita della comunità liberata dalla pestilenza.

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pagina creata il 14/11/2008, ultima modifica 15/04/2015