Beni Culturali Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico per il Polo Museale della città di Roma

Sculture lignee

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Roma. Il Palazzo di Venezia e le sue collezioni di scultura

George ed Henriette Wurts

 

Una sala di Palazzo Mattei con la collezione Wurts

 

Una sala del museo nell'allestimento del 1921

 

Una sala del museo nell'allestimento del 1929

 

Le sculture lignee nell'allestimento degli anni Settanta

LA COLLEZIONE DI SCULTURE LIGNEE DEL MUSEO NAZIONALE DEL PALAZZO DI VENEZIA A ROMA

Quella che si conserva nel Museo Nazionale del Palazzo di Venezia a Roma è certamente la più importante collezione di sculture lignee in Italia. Innanzitutto dal punto di vista quantitativo. Prendendo in considerazione solo le opere a carattere figurativo, si contano oltre centosettanta pezzi, catalogati e schedati nel 1954 dall'allora direttore del Museo, Antonino Santangelo.

La provenienza delle sculture lignee di Palazzo Venezia nel corso del XX secolo è varia e comprende: manufatti collocati precedentemente a Castel Sant'Angelo o nel Museo Artistico Industriale; acquisti di Federico Hermanin; opere salvate da chiese e monasteri colpiti dal terremoto del 1915 nella Marsica; donazioni di privati come il cantante lirico Evan Gorga ecc. Il nucleo più consistente di questa raccolta (quasi la metà dei pezzi) deriva tuttavia da un'interessante e variegata collezione, quella che i coniugi Wurts misero insieme nei loro numerosi viaggi attraverso l'Europa. George Wurts (1843-1928) proveniva da una facoltosa famiglia di Filadelfia: egli intraprese la carriera diplomatica internazionale senza tuttavia arrivare mai ad acquisire il grado di ambasciatore. Giunto in Europa, visse dapprima a Madrid, poi a Firenze, Roma, San Pietroburgo, comprando numerose opere d'arte (anche di scultura lignea, appunto, a quei tempi generalmente poco apprezzata), per fermarsi poi a Roma, che divenne la sua sede permanente nel 1893. Così Giorgio Nelson Page (1906-1982), autore di Un americano di Roma (1951), descrive i Wurts e la loro frenetica vita sociale nella meravigliosa dimora di Villa Sciarra sul Gianicolo:

"I Wurts erano una coppia tanto originale quanto erano ricchi. Giorgio Wurts era un uomo di mediocre intelligenza, vano e scontroso, ma provvisto di doti artistiche che lo rendevano un fine intenditore di musica, di pittura e di oggetti antichi. Sposò una vecchia zitella della famiglia Tower, anche di Filadelfia, persona che accomunava a una bruttezza proverbiale una vistosa rendita, che la poneva tra le più ricche ereditiere perfino in America. Mai donna ha posseduto grazie femminili in dosi minori di essa. Goffa nel vestire, sgraziata nel parlare, capace di dire sempre le cose più imbarazzanti su ogni argomento a chiunque".

Nel 1933, qualche anno dopo la morte di George, la signora Wurts, attraverso un lascito testamentario, donò la collezione di famiglia allo Stato Italiano. Le opere della collezione Wurts sono per lo più appartenenti all'area tedesca, come dimostra, da una parte, l'analisi stilistica (che permette di collocarle più precisamente nella Germania meridionale, fra l'ex Franconia e l'ex Svevia), dall'altra, il risultato delle ricerche tecnico-scientifiche condotte dall'IVALSA-CNR di Firenze, che  hanno riconosciuto nel tiglio (così comune in queste zone) il legno più utilizzato. Accanto a queste sculture trovano posto anche opere dell'arco alpino, soprattutto in pino cembro, e del Brabante o comunque delle aree fra Olanda e Paesi Bassi, spesso in quercia o in noce.

La collezione di sculture lignee del Museo Nazionale di Palazzo Venezia non proviene solo dalla collezione Wurts, come si è detto, ed è composta anche da opere italiane, per lo più realizzare fra Umbria, Toscana, Lazio e Marche, ma anche da regioni più lontane e periferiche, spesso in pioppo; in queste sembra potersi intuire (grazie anche all'interpretazione delle analisi realizzate dal CNR-ICVBC di Firenze), un concetto di cromia diverso da quello individuato per le aree tedesche, quest'ultime in alcuni casi caratterizzate dall'intenzionale e originaria assenza di policromia (di norma elemento fondamentale e integrante nella realizzazione di un'opera lignea) e quindi dal trattamento del legno a simulazione di altri materiali (bronzo, oro ecc.) attraverso la monocromia.  

Elementi comuni alle tante opere di scultura lignee conservate nel Museo Nazionale di Palazzo Venezia sono l'espressività e la forte carica mimetica dei personaggi rappresentati, quasi tutti appartenenti alla sfera sacra. Da una parte, sono opere scolpite a tutto tondo ed esposte alla devozione popolare (qualche volta a gruppi, come nelle sacre rappresentazioni), spesso alleggerite per essere portate in processione, dall'altra ‘frammenti' di insiemi più complessi, come ancone e Flügelaltäre, smembrati e decontestualizzati, quasi sempre lavorati solo sul davanti per essere poi applicati su fondali piatti. Non mancano manufatti di dimensioni ridotte, come i manichini, gli ex-voto o le statuette da presepe, né gli  elementi degli arredi liturgici (portaceri, mensole ecc.) o di decorazione di abitazioni civili (travi, portastemmi, cassoni nuziali ecc.), nei quali l'ambizione artistica è in realtà meno forte che altrove. Dal punto di vista cronologico, le sculture lignee di Palazzo Venezia coprono un arco assai ampio che va dal XII secolo al XX secolo, anche se la maggior parte degli esemplari sono databili tra Trecento e Cinquecento. Tra questi sono numerosi i casi qualitativamente straordinari, alcuni assai noti, come l'enigmatica Madonna di Acuto, i monumentali re Magi, il dolce arcangelo Michele della cerchia del Pacher, altri invece incredibilmente passati inosservati, come il Cristo e i santi Pietro e Paolo di intensa adesione rusconiana, i gioiosi Lanzichenecchi, le croci postbizantine, ed altri ancora. E oggi con qualche segreto in meno di ieri.

Grazia Maria Fachechi

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pagina creata il 07/09/2010, ultima modifica 20/12/2011