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Bronzetti

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Roma. Il Palazzo di Venezia e le sue collezioni di scultura

 Il negozio Barsanti a via Sistina, 1905-06

Alfredo Barsanti

Una vetrina della collezione Barsanti nell'allestimento degli anni Trenta

 

 

 

LA COLLEZIONE DI BRONZETTI DEL MUSEO NAZIONALE DEL PALAZZO DI VENEZIA A ROMA

La collezione di piccoli bronzi di Palazzo Venezia, una delle principali in Italia, è costituita da due grandi raccolte private romane entrate a far parte delle vaste raccolte del Museo, formate da armi, arazzi, dipinti, ceramiche, porcellane, stoffe, mobili, avori, argenti, medaglie, sigilli, sculture in marmo e legno, bozzetti e rilievi in terracotta, ed innumerevoli altri oggetti.
La prima raccolta, costituita da 110 bronzetti, è quella dell'antiquario romano Alfredo Barsanti, preziosa per i molti esemplari modellati e fusi a Padova, Venezia, Firenze e Roma da artisti come Riccio, Severo da Ravenna, Roccatagliata, Tacca, Susini, Algardi, Bernini.
Nel periodo di maggior fortuna l'antiquario agiva in un nobile palazzo di Via Sistina, poco lontano da Piazza di Spagna: nel suo studio, dotato di una fornita biblioteca, transitavano opere d'arte di alto valore, solamente i piccoli bronzi si fermavano nel suo appartamento per costituire la sua raccolta privata. Collocata in cinque ampie vetrine veniva protetta da pesanti tende, che venivano sollevate solo per gli intenditori e per la buona società romana.
Nel 1922 Barsanti edita il catalogo scientifico della sua collezione di bronzi, uno dei libri più lussuosi prodotti per illustrare una collezione privata: ne è autore il noto archeologo Ludwig Pollak, l'introduzione è scritta dal grande Wilhelm Bode, direttore e creatore delle nuove raccolte dei Musei di Berlino. Il catalogo è distribuito solo in omaggio, destinato agli specialisti della materia, a tutte le case regnanti d'Europa, ai capi di stato di tutto il mondo, ai principali collezionisti. Lo stesso anno l'antiquario-collezionista-editore Alfredo Barsanti è ricevuto affabilmente nella corte romana dal Re ed in quella vaticana dal Papa.
Pressanti e vane sono le richieste dei maggiori collezionisti europei e americani per acquistare alcuni bronzetti, ma la vendita dell'intera collezione avviene solo nel 1934, quando il duca Visconti di Mondrone, podestà di Milano, promuove in quella città una sottoscrizione - tra privati cittadini, enti ed industrie - per acquistarla e donarla a Benito Mussolini, capo del Governo. La vera finalità è di assicurare definitivamente allo Stato italiano la Raccolta Barsanti, che contemporaneamente al suo ingresso a Palazzo Venezia, che è sede del Governo e del Museo, è donata da Mussolini al Museo.

L'altra raccolta, costituita da 113 bronzetti, è quella del diplomatico Giacinto Auriti, con ottime fusioni italiane ed europee di scultori come Aspetti, Della Porta, Giambologna, Susini, Tedrote, Du Quesnoy, arricchita anche da un gruppo di oggetti in bronzo di uso quotidiano nelle corti e presso i potenti dell'età rinascimentale e barocca (calamai, mortai, scrigni, campanelli, orologi). Auriti riunisce la sua collezione durante l'attività diplomatica, svolta negli Stati Uniti, in Spagna, in Romania, in Austria ed in Giappone. A Vienna, dove si ferma dal 1921 al 1933, grazie ai suggerimenti di Leo Planiscig, suo amico e direttore del Kunsthistorisches Museum, acquista la maggior parte dei bronzetti italiani ed europei, che poi nel 1963 generosamente dona in vita al Museo di Palazzo Venezia.

La collezione di piccoli bronzi del Museo Nazionale del Palazzo di Venezia è completata ancora da un centinaio di statuette, placchette e piccoli rilievi, entrati nel museo per acquisti o doni. L'ultimo acquisto è nel 2005 lo splendido Altarolo dello scultore Jacob Cobaert, impreziosito da 19 statuette di bronzo dorato ed argentato e completato in alto dalla replica di uno dei Crocifissi modellati da Bernini per gli altari della Basilica Vaticana.

Pietro Cannata

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pagina creata il 07/09/2010, ultima modifica 20/12/2011